Fino ad oggi, la legge prevedeva una tutela specifica per le coppie sposate: il decorso della prescrizione dei diritti (ovvero il tempo oltre il quale non si può più far valere un credito o un diritto) rimaneva sospeso per tutta la durata del matrimonio.
Ma cosa accadeva per le convivenze di fatto? Se un convivente prestava del denaro al partner per ristrutturare casa, il termine di 10 anni per chiederne la restituzione continuava a correre anche durante la vita insieme, con il rischio di vedere il proprio diritto estinto ancor prima della fine della relazione.
Con la recentissima Sentenza n. 7 del 23 gennaio 2026, la Corte Costituzionale ha cambiato radicalmente questo scenario, segnando una tappa storica per i diritti delle famiglie di fatto.
Il caso: un prestito tra conviventi e il rischio della prescrizione
La questione è nata nel tribunale di Firenze, dove una donna aveva citato in giudizio l’ex partner per ottenere la restituzione di oltre 90.000 euro, prestati anni prima per migliorare un immobile di proprietà di lui. L’uomo si era difeso eccependo la prescrizione: essendo passati più di dieci anni dal riconoscimento del debito, sosteneva di non dover più nulla.
In una coppia sposata, questo problema non sarebbe sorto, poiché l’art. 2941 del Codice Civile prevede che la prescrizione sia sospesa tra i coniugi. Per i conviventi, invece, il tempo continuava a scorrere inesorabilmente.
La decisione: pari dignità tra matrimonio e convivenza stabile
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 2941 cod. civ. nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione anche tra conviventi di fatto.
Secondo i Giudici della Consulta:
- Tutela dell’affettività: è irragionevole costringere un convivente a fare causa al proprio partner o, comunque, ad agire per interrompere il termine di prescrizione mentre la relazione è ancora in corso per evitare che il diritto si prescriva. Questo minerebbe la serenità e la solidarietà della famiglia.
- Evoluzione sociale: la convivenza di fatto è ormai riconosciuta come una formazione sociale tutelata dall’Art. 2 della Costituzione. Non c’è motivo di discriminare i diritti patrimoniali dei conviventi rispetto a quelli dei coniugi.
- Certezza del diritto: grazie alla Legge Cirinnà (L. 76/2016), la convivenza di fatto può essere provata tramite l’iscrizione anagrafica, fornendo quella stabilità che la Corte, in passato, riteneva mancasse rispetto al matrimonio.
Cosa cambia concretamente?
Da oggi, se hai prestato somme di denaro o hai maturato dei crediti nei confronti del tuo convivente (stabile e risultante all’anagrafe), il termine di prescrizione non decorre finché dura la convivenza. Il tempo inizierà a correre solo dal momento in cui la relazione cessa e la convivenza viene meno.
Questa sentenza offre una protezione fondamentale a chi, per amore o fiducia, ha sostenuto economicamente il partner senza formalizzare immediatamente la richiesta di restituzione. Per avere diritto alla restituzione la disposizione economica del partner non deve costituire un’obbligazione naturale.
Hai dubbi sulla gestione del tuo patrimonio durante la convivenza?
La fine di una convivenza può generare conflitti complessi, specialmente quando entrano in gioco somme di denaro importanti o contributi alla casa familiare. La Sentenza 7/2026 apre nuove strade per il recupero dei propri crediti, ma ogni caso richiede un’analisi tecnica dei documenti e delle prove della convivenza ed una valutazione per verificare se siamo di fronte ad un’obbligazione naturale.
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