Violenza sessuale e consenso in itinere: la Cassazione fa chiarezza

Nel complesso panorama dei reati contro la libertà sessuale, una recente sentenza della Corte di Cassazione ( Corte di Cassazione, Sezione III Penale, n. 16950 del 12/05/2026) ha ribadito principi fondamentali riguardanti la validità delle dichiarazioni della persona offesa e la delicata tematica del consenso in itinere.

La centralità della deposizione della persona offesa

La giurisprudenza di legittimità ha confermato che, nei procedimenti per reati sessuali, il giudice di merito può fondare l’affermazione di responsabilità penale anche basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni rese dalla persona offesa. Tuttavia, tale facoltà non è priva di vincoli:

  • Vaglio rigoroso: Poiché la vittima è portatrice di un interesse nel processo, il suo racconto deve essere sottoposto a un controllo particolarmente penetrante e rigoroso, volto ad accertarne la credibilità soggettiva e l’attendibilità intrinseca.
  • Riscontri estrinseci: non è necessario alcun riscontro esterno per ogni singolo segmento del racconto, l’acquisizione di eventuali elementi di riscontro è utile ad asseverare la credibilità generale della dichiarante ed escludere intenti calunniosi ma non è necessario per fondare una pronuncia di condanna.

Nel caso esaminato, i giudici hanno confermato la sentenza di condanna, valorizzando la costanza del racconto della vittima in ordine al dissenso manifestato per una specifica tipologia di atto, nonostante alcune incoerenze su aspetti considerati marginali dalla Corte.

Il consenso in itinere: la volontà conta fino all’ultimo

Un punto cruciale della pronuncia riguarda la natura del consenso nei rapporti sessuali. La Suprema Corte ha riaffermato il principio del consenso in itinere, secondo cui:

  • Il consenso deve essere verificato con riferimento al momento del compimento dell’atto stesso.
  • Un eventuale consenso iniziale non esclude il reato se, nel corso del rapporto, la vittima manifesta — anche solo per fatti concludenti — una contraria volontà.
  • La prosecuzione dell’atto dopo tale revoca del consenso integra la fattispecie di violenza sessuale di cui all’art. 609-bis c.p..

L’importanza di una difesa tecnica esperta

Questa sentenza sottolinea quanto sia determinante la strategia difensiva, sia per la parte offesa che per l’imputato.

Lo Studio Legale Grici & Testa offre consulenza nel diritto penale, garantendo una difesa mirata e strategica sia per chi ha subito un reato, sia per chi deve affrontare un processo penale.

Hai bisogno di assistenza o di una consulenza sul tuo caso? Contattaci oggi stesso per una valutazione professionale.

Nota: Il presente articolo ha scopo puramente informativo. Le questioni di diritto penale richiedono un’analisi personalizzata basata sugli atti del procedimento.

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Stalking e stato d’ansia preesistente: la Sentenza della Corte di Cassazione n. 10816/2026

Le relazioni interpersonali, specialmente quando giungono al termine, possono attraversare fasi complesse e dolorose. Tuttavia, esiste un confine legale invalicabile oltre il quale la ricerca di un contatto si trasforma in un illecito penale.

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sez. V Penale, Sentenza n. 10816 del 23 marzo 2026) ha fatto importante chiarezza sul reato di atti persecutori (Art. 612-bis c.p.), affrontando un tema delicatissimo: il reato sussiste anche se la vittima viveva già una situazione di forte ansia e stress dovuta a dinamiche familiari o personali indipendenti dall’imputato?

In questo articolo analizzeremo la decisione dei Giudici di Legittimità, offrendo una guida pratica sia per chi sente di subire una pressione insostenibile, sia per chi si trova accusato di questo reato e desidera comprendere i propri diritti e i confini della responsabilità penale.


Il Caso Esaminato dalla Cassazione

La vicenda riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado per il reato di stalking nei confronti di una ragazza minorenne.

La sintesi della vicenda legale

Fasi del RapportoEsito Giudiziario
Primo periodo (relazione consensuale)Assoluzione: la relazione era ritenuta inizialmente condivisa dalle parti.
Secondo periodo (dopo la rottura)Condanna: l’imputato ha continuato a cercare la minore nonostante il netto rifiuto di lei.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che lo stato d’ansia della giovane non fosse causato da lui, bensì dalle forti pressioni e tensioni della famiglia di lei, contraria alla loro frequentazione. Secondo la difesa, l’uomo agiva nella convinzione che la ragazza fosse ancora consenziente e semplicemente “costretta” a non rispondergli dai genitori.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna.


Il principio di firitto: l’Aggravamento dell’ansia è stalking

La decisione della Cassazione si fonda su un principio giuridico cardine del nostro ordinamento: il principio di equivalenza causale.

Cosa significa in parole semplici? Ai fini del reato di stalking, l’evento dannoso si configura non solo quando la condotta del persecutore crea da zero uno stato d’ansia, ma anche quando va ad aggravare o peggiorare uno stato d’ansia o di paura già esistente nella vittima.

I giudici hanno chiarito che:

  • I ripetuti tentativi di contatto sui social network, i pedinamenti in auto e le attese fuori da scuola configurano atti molesti evidenti.
  • Il silenzio della vittima e il fatto che quest’ultima eviti i contatti (ad esempio bloccando i profili social) costituiscono una manifestazione oggettiva di dissenso.
  • L’imputato non può giustificarsi dicendo “pensavo che in realtà mi volesse ancora”: continuare a fare pressione su una persona visibilmente provata dimostra la piena consapevolezza della natura molesta delle proprie azioni (dolo generico).

Un consiglio per le vittime: come tutelarsi

Se ti trovi in una situazione in cui una persona non accetta la fine di una relazione o un rifiuto, e questo sta compromettendo la tua serenità, ricorda che la legge ti tutela.

  • Il dissenso deve essere chiaro: opporre il silenzio, bloccare i canali di comunicazione e non rispondere ai tentativi di incontro sono segnali che l’altra persona ha l’obbligo di rispettare.
  • La tua fragilità non giustifica l’altro: se stai già attraversando un periodo difficile o soffri d’ansia per motivi personali o familiari, sappi che l’aggravamento del tuo stato emotivo causato dall’insistenza altrui è legalmente perseguibile.
  • Raccogli le prove: conserva messaggi, screenshot di profili social, registrazioni o testimonianze di appostamenti.

Un consiglio per gli Imputati: come difendersi correttamente

Essere accusati di stalking è una situazione estremamente complessa che può derivare, a volte, da un’errata percezione della realtà o da fraintendimenti emotivi.

  • Fermarsi immediatamente al primo “No”: la Cassazione ricorda che insistere nell’invio di messaggi o nel cercare incontri di persona, ipotizzando che la controparte sia “influenzata” da terzi (amici o genitori), è un terreno estremamente rischioso che può condurre ad una condanna.
  • Valutazione tecnica della condotta: una difesa penale efficace deve analizzare con precisione millimetrica l’evoluzione temporale dei fatti e la reale portata delle comunicazioni per dimostrare l’eventuale assenza di un reale intento molesto o l’insussistenza del nesso di causalità.
  • L’incensuratezza non basta: come ricordato in sentenza, lo stato di incensuratezza da solo non garantisce la concessione delle attenuanti generiche.

L’Importanza di un supporto legale

Il confine tra una discussione accesa dopo una rottura e il reato di atti persecutori è sottile ma produce conseguenze penali pesantissime. Affidarsi tempestivamente a professionisti della difesa penale e della tutela delle vittime è l’unico modo per affrontare la situazione con lucidità e protezione.

Lo Studio Legale Grici & Testa offre assistenza e consulenza penale qualificata sia per la tutela di chi subisce condotte persecutorie, sia per la difesa tecnica di soggetti indagati o imputati.


Richiedi una consulenza riservata

Se ti riconosci in una delle situazioni descritte o hai ricevuto un atto giudiziario, non aspettare che la situazione peggiori. Compila il modulo sottostante per metterti in contatto diretto e riservato con i professionisti del nostro Studio.

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Le tradizioni culturali giustificano il reato di maltrattamenti in famiglia?

Può una consuetudine o una tradizione culturale giustificare un comportamento che la legge italiana considera reato? La risposta della Corte di Cassazione (Sentenza n. 133 del 5 gennaio 2026) è stata, ancora una volta, un deciso “no”.

Questa pronuncia affronta un tema spinoso che tocca da vicino molte famiglie e cittadini stranieri residenti in Italia: il limite tra il rispetto delle proprie origini e il dovere di osservare le leggi dello Stato.

Perché questa sentenza è importante?

Il concetto di “reato culturalmente motivato” è estremamente scivoloso. Spesso, ciò che in un altro Paese è considerato una norma sociale o una pratica accettata, in Italia può integrare reati gravi, specialmente nell’ambito del Diritto di Famiglia e dei reati contro la persona.

I punti cardine affrontati dalla Suprema Corte nella Sentenza 133/2026 sono:

  • La prevalenza dei diritti fondamentali dell’individuo:lLa libertà e l’integrità della persona non possono essere sacrificate in nome della tradizione delle proprie origini. Il movente culturale e la difesa delle proprie tradizioni devono considerarsi recessivi rispetto alla tutela di beni giuridici che costituiscono espressione di un diritto fondamentale dell’individuo.
  • Il rischio di condanne severe: affidare la propria difesa esclusivamente a “motivazioni culturali” senza una strategia legale solida può portare a conseguenze penali anche importanti.

Come può assistervi lo Studio Legale Grici & Testa

Navigare tra le pieghe del diritto penale e della mediazione culturale richiede un’esperienza specifica. Non si tratta solo di applicare codici, ma di saper interpretare contesti complessi per garantire la migliore tutela possibile.

Il nostro Studio mette a disposizione una consulenza dedicata per:

  1. valutare la responsabilità penale in casi di presunti reati culturalmente motivati.
  2. Analizzare le attenuanti legate al contesto sociale e antropologico (ex art. 133 c.p.).
  3. Costruire una strategia difensiva che accompagni l’assistito senza perdere di vista i più recenti orientamenti giurisprudenziali.
  4. Tutela delle vittime di violenza famigliare anche in casi di contesti culturali diversi da quelli occidentali

Contattaci

Se ti trovi coinvolto in un procedimento penale dove le dinamiche culturali giocano un ruolo chiave, o se desideri una consulenza preventiva per comprendere i tuoi diritti e doveri, o se sei vittima di violenza domestica, i nostri professionisti sono a tua disposizione.

Contattaci oggi stesso per un colloquio riservato:

  • Telefono: 06 66483494 – 3936392107
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  • Sede: La nostra sede è a Roma – P.le Clodio n. 18 ma forniamo assistenza legale in tutta Italia.

Studio Legale Grici & Testa: Proteggiamo i tuoi diritti con competenza e umanità.

Maltrattamenti in famiglia: non solo violenza fisica. Quando il controllo economico e psicologico diventa reato.

Una recente sentenza della Cassazione chiarisce che la prevaricazione in casa può assumere forme invisibili ma gravissime.

Spesso si è portati a pensare che il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) si configuri solo in presenza di percosse o lesioni fisiche evidenti ma la violenza non passa solo per le mani, ma anche attraverso il controllo del portafoglio e la pressione psicologica.

Il Caso: dalla conflittualità alla condanna per maltrattamenti

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sez. VI Penale, n. 1321/2025 pubblicata il 5.2.2026) ha affrontato il caso di un uomo inizialmente assolto in primo grado, poiché il giudice aveva interpretato le tensioni familiari come una “reciproca insofferenza”.

Tuttavia, la Corte d’Appello prima – e la Cassazione poi – hanno ribaltato questa visione, confermando che i comportamenti dell’imputato integravano un vero e proprio regime di sopraffazione.

Quando scatta il reato? Oltre le liti familiari

La sentenza chiarisce che i maltrattamenti sussistono quando esiste un’abitualità di comportamenti vessatori che producono nella vittima uno stato di prostrazione. Nel caso specifico, sono stati ritenuti decisivi elementi come:

  • Violenza Economica: l’uomo privava la moglie del denaro necessario per la cura personale e per le medicine, lasciandola sola con la figlia senza mezzi di sostentamento.
  • Isolamento Sociale: veniva ostacolata la frequentazione con i genitori e le amicizie, impedendo alla donna persino di accettare incarichi lavorativi se non in presenza del marito.
  • Violenza Psicologica: denigrazioni continue e ingiurie, spesso alla presenza della figlia minore.

I giudici hanno ribadito che la cosiddetta “violenza economica” ha una piena rilevanza penale, in linea con i principi internazionali della Convenzione di Istanbul.

Come può aiutarti lo Studio Legale Grici & Testa?

Situazioni di crisi matrimoniale possono degenerare in dinamiche di controllo che non devono essere confuse con semplici “litigi”. Se ti trovi in una condizione di soggezione, o se sei accusato ingiustamente in un contesto di alta conflittualità, è fondamentale agire tempestivamente con una strategia legale solida.

Lo Studio Legale Grici & Testa offre assistenza specialistica in diritto di famiglia e diritto penale, aiutandoti a:

  • Valutare se i comportamenti subiti integrano gli estremi del reato.
  • Raccogliere le prove necessarie (testimonianze, documenti, messaggi).
  • Gestire la delicata fase della separazione con particolare attenzione per la tutela dei minori in presenza di maltrattamenti.

Non aspettare che la situazione peggiori. La legge offre strumenti concreti per proteggere la tua dignità e la tua libertà, anche economica.


Contatta oggi stesso lo Studio Legale Grici & Testa per una consulenza riservata.

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Maltrattamenti in Famiglia: i punti chiave della Sentenza 29477/2025 VI sez. Cass. pen.

Affrontare un’accusa per maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) è un’esperienza che scuote nel profondo, non solo per le possibili conseguenze legali, ma per l’impatto sulla vita privata e d’immagine. In questo scenario, la giurisprudenza evolve costantemente, offrendo strumenti interpretativi fondamentali per garantire la giusta lettura di una norma penale, nell’ottica di un giusto processo.

Recentemente, la Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, con la sentenza n. 29477/2025, è tornata a fare chiarezza su alcuni aspetti cruciali della fattispecie, ribadendo i confini necessari affinché una condotta possa essere definita come “maltrattante”.

Il Nucleo della Sentenza 29477/2025

La pronuncia in esame sottolinea un principio cardine: per configurare il reato di maltrattamenti non è sufficiente la prova di singoli episodi di frizione o di accesi conflitti verbali, seppur spiacevoli. La Suprema Corte ha evidenziato la necessità di una abitualità del comportamento che deve tradursi in un regime di vita oggettivamente vessatorio.

I punti chiave su cui si è soffermata la Corte includono:

  • L’elemento piscologico: l’intenzione del soggetto non deve essere legata a un singolo scatto d’ira, ma a una volontà persistente di umiliare o sottomettere il partner o il familiare.
  • L’attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa: viene ribadita l’importanza di un vaglio rigoroso sulle dichiarazioni della persona offesa, specialmente quando inserite in contesti di forte conflittualità per separazioni o affidi.

Perché questa sentenza è importante per chi è indagato?

Spesso, nel fervore di una crisi familiare, denunce ed esposti possono contenere ricostruzioni parziali o decontestualizzate. In molti casi in un contesto di separazione s’inseriscono denunce strumentali di maltrattamenti, che possono avere conseguenze anche molto gravi per chi le subisce.

La sentenza 29477/2025 ricorda che il diritto penale non punisce l’infelicità di un rapporto, ma condotte specifiche e reiterate, sostanzialmente sistematiche, che sottopongono la vittima ad un regime di vita vessatorio.

Essere indagati non significa essere colpevoli. Significa che è giunto il momento di ricostruire i fatti con precisione, equilibrio e rigore documentale.


Cosa possiamo fare

Nello Studio Legale Grici & Testa, comprendiamo il peso psicologico e legale che grava su chi viene accusato di reati così sensibili. Il nostro obiettivo è fornire una difesa tecnica d’eccellenza, agendo su due fronti:

  1. Analisi Analitica del Fascicolo: verifichiamo la sussistenza dei presupposti di abitualità richiesti dalla norma penale.
  2. Tutela della Persona: vi accompagniamo nel percorso giudiziario con la massima riservatezza, puntando a ristabilire la verità dei fatti e a proteggere i vostri diritti.

“La difesa è un diritto inviolabile. Il nostro compito è assicurarci che ogni sfumatura della realtà venga portata all’attenzione del Giudice.”


Contattaci per un Parere

Se hai ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari, un invito ad eleggere domicilio o temi che una situazione familiare possa degenerare in sede penale, non aspettare. La tempestività nella costruzione della linea difensiva è spesso la chiave per un esito favorevole.

Puoi fissare un colloquio con i nostri professionisti:

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  • Email: segreteria@studiolegalegricitesta.it

Il reato di stalking: cosa prevede la legge e come tutelarsi

Negli ultimi anni il reato di stalking ha assunto sempre maggiore rilevanza nella società e nei tribunali italiani. Si tratta di una forma di persecuzione, spesso sottovalutata all’inizio, ma che può avere conseguenze gravi sulla vita e sulla serenità delle vittime.
Conoscere cosa prevede la legge e come agire è fondamentale per tutelarsi in modo tempestivo ed efficace.

Cos’è lo stalking 

Lo stalking, o meglio il reato di atti persecutori, è disciplinato dall’articolo 612-bis del Codice Penale, introdotto nel 2009 con il cosiddetto “Decreto Sicurezza”.
La norma punisce chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta un’altra persona in modo tale da:

  • cagionarle un perdurante e grave stato d’ansia o di paura;
  • ingenerarle un fondato timore per la propria incolumità o per quella di una persona vicina;
  • costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.

Il reato è perseguibile a querela della persona offesa, salvo che la vittima sia un minore, una persona con disabilità o ancora quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Esempi di condotte persecutorie

Le condotte di stalking possono manifestarsi in molte forme diverse. Tra le più comuni troviamo:

  • Messaggi e telefonate incessanti;
  • Pedinamenti o appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro;
  • Contatti indesiderati sui social network;
  • Diffusione di notizie o immagini private;
  • Minacce dirette o indirette.

Come denunciare e quali sono le tutele

La persona vittima di stalking può presentare querela entro sei mesi dal fatto. È utilissimo documentare ogni episodio (messaggi, e-mail, fotografie, testimoni) e rivolgersi tempestivamente ad un avvocato penalista.

Perché rivolgersi a un avvocato

Affrontare una situazione di stalking richiede competenze legali specifiche e sensibilità umana.
Un avvocato penalista esperto può:

  • valutare la gravità dei comportamenti subiti;
  • predisporre la querela in modo corretto;
  • richiedere misure cautelari immediate;
  • assistere la vittima in tutte le fasi del procedimento.

Conclusione

Lo stalking non deve mai essere sottovalutato. Agire subito è il primo passo per tornare a vivere con serenità e sicurezza.
Se ritieni di essere vittima di condotte persecutorie, contatta il nostro studio legale: offriamo consulenze riservate e personalizzate per tutelare i tuoi diritti e la tua sicurezza.

Spesso capita anche di essere vittime di denunce strumentali ed essere accusati di stalking pur non avendo commesso alcun atto persecutorio. Il nostro studio legale può aiutarti  a difenderti da una così grave accusa.

Reato estinto con condotte riparatorie: quando e come è possibile?

Molti assistiti, coinvolti in un procedimento penale, ci chiedono: È vero che se risarcisco il danno posso evitare il processo o la condanna? La risposta è: sì, in certi casi è possibile ottenere l’estinzione del reato con il risarcimento del danno. In questo articolo ti spieghiamo quando si può fare, come funziona e quali vantaggi può portare.


1. Cos’è l’estinzione del reato per condotte riparatorie

Il nostro ordinamento prevede che alcuni reati possano essere dichiarati estinti se l’imputato pone in essere determinate condotte riparatorie, come ad esempio il risarcimento integrale del danno alla persona offesa.

Si tratta di una forma di giustizia riparativa, introdotta con il d.lgs. 274/2000 per i reati di competenza del giudice di pace, e poi estesa anche ad alcuni reati più gravi (come ad esempio le lesioni personali colpose o alcuni reati contro il patrimonio).


2. Quando è possibile ottenere l’estinzione del reato

L’estinzione del reato per risarcimento del danno è possibile solo per alcune tipologie di reati. I principali requisiti sono:

  • Reato perseguibile a querela di parte
  • La persona offesa deve aver ricevuto un risarcimento integrale del danno
  • se la persona offesa non accetta il risarcimento è comunque possibile chiedere al Giudice di dichiarare estinto il reato formulando un’offerta reale a norma degli artt. 1208 e seguenti c.c.
  • la condotta riparatoria deve essere posta in essere prima della dichiarazione di apertura del dibattimento

3. I vantaggi per l’imputato

Se il giudice accoglie l’istanza il reato è dichiarato estinto e l’imputato non subisce alcuna condanna. I vantaggi sono notevoli:

  • Nessuna iscrizione nel casellario giudiziale come condannato
  • Niente processo (o processo che si chiude rapidamente)
  • Nessuna sanzione penale

Naturalmente, tutto questo richiede la collaborazione della persona offesa e un intervento tempestivo del difensore.


4. Il ruolo dell’avvocato

Il compito del difensore è valutare subito se il reato rientra tra quelli estinguibili, contattare la persona offesa (quando possibile) e costruire un accordo riparativo che soddisfi le condizioni di legge. Dopodiché si può presentare un’istanza al giudice, anche prima del dibattimento. Di frequente accade anche che, trovato l’accordo con la persona offesa, quest’ultima decida di procedere alla remissione di querela con chiusura immediata del procedimento ed estinzione del reato, senza bisogno di dover presentare l’istanza ex art. 162 ter c.p. al Giudice.


Conclusione

In molti casi, una soluzione intelligente e collaborativa può evitare l’aggravarsi delle conseguenze penali. Se sei coinvolto in un procedimento penale per un reato procedibile a querela di parte, valuta con il tuo avvocato se puoi risolvere la situazione in modo efficace e senza condanna, attraverso un percorso riparativo.

Hai bisogno di una consulenza su un procedimento in corso? Contattaci: possiamo valutare insieme se ci sono le condizioni per richiedere l’estinzione del reato.

Occupazione abusiva di immobili:  la nuova fattispecie di reato

Oggi parliamo di un argomento importante e spesso delicato: l’occupazione abusiva di immobili e le recenti novità legislative che riguardano questa problematica.

Cos’è l’occupazione abusiva di immobili?
L’occupazione abusiva si verifica quando qualcuno mediante violenza o minaccia, occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o sue pertinenze (quindi anche cantine, box auto ecc…), ovvero impedisce il rientro nel medesimo immobile del proprietario o di colui che lo detiene legittimamente. 

Cosa prevede la nuova norma?
Recentemente, sono state introdotte delle novità legislative per rafforzare la tutela contro l’occupazione abusiva. Il 12 aprile 2025, infatti, è entrato in vigore il Decreto Legge n. 48/25 (Decreto Sicurezza) che introduce nel codice penale l’art.  634-bis “Occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”. 

La nuova fattispecie di reato prevede:

  • Pene più severe: sono state aumentate le pene per chi occupa abusivamente un immobile, prevedendo la reclusione da due a sette anni. Alla stessa pena soggiace chiunque si appropria di un immobile destinato a domicilio altrui o di sue pertinenze con artifizi o raggiri ovvero cede ad altri l’immobile occupato. Fuori dei casi di concorso nel reato, soggiace alla stessa pena chiunque si intromette o coopera nell’occupazione dell’immobile, ovvero riceve o corrisponde denaro o altra utilità per l’occupazione medesima.
  • Causa di non punibilità:  l’occupante che collabora all’accertamento dei fatti e ottemperi volontariamente all’ordine di rilascio  dell’immobile non sarà soggetto alla pena.
  • Misure di tutela per i proprietari: sono state introdotte procedure più snelle per il recupero della proprietà, attraverso l’introduzione dell’art. 231 bis c.p.
  • Sgombero immediato: nuova procedura di reintegrazione nel possesso per il proprietario. Su richiesta del pubblico ministero il giudice competente dispone con decreto motivato la reintegrazione nel possesso dell’immobile o delle sue pertinenze oggetto di occupazione arbitraria Prima dell’esercizio dell’azione penale, provvede il giudice per le indagini preliminari.
  • Nei casi in cui l’immobile occupato sia l’unica abitazione effettiva del denunciante, gli ufficiali di polizia giudiziaria che ricevono denuncia del reato di occupazione abusiva dell’immobile o sue pertinenze, espletati i primi accertamenti volti a verificare la sussistenza dell’arbitrarietà dell’occupazione, si recano senza ritardo presso l’immobile del quale il denunziante dichiara di essere stato spossessato, al fine di svolgere le attività d’indagine previste dall’art. 55 c.p.p. Ove sussistano fondati motivi per ritenere l’arbitrarietà dell’occupazione, ordinano all’occupante l’immediato rilascio dell’immobile e contestualmente reintegrano il denunciante nel possesso dell’immobile medesimo.
  • In caso di diniego dell’accesso, di resistenza, di rifiuto di eseguire l’ordine di rilascio o di assenza dell’occupante, gli ufficiali di polizia giudiziaria, ove sussistano fondati motivi per ritenere l’arbitrarietà dell’occupazione, dispongono coattivamente il rilascio dell’immobile e reintegrano il denunciante nel possesso del medesimo, previa autorizzazione del pubblico ministero, scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, o per via telematica.
  • Gli ufficiali di polizia giudiziaria redigono verbale delle attività svolte. Nelle quarantotto ore successive trasmettono il verbale al pubblico ministero competente; questi, se non dispone la restituzione dell’immobile al destinatario dell’ordine di rilascio, richiede al giudice la convalida e l’emissione di un decreto di reintegrazione nel possesso entro quarantotto ore dalla ricezione del verbale.

Cosa fare se si è vittima di un’occupazione abusiva?
Se ti trovi in questa situazione, è importante rivolgersi alle autorità competenti, come le forze dell’ordine o un avvocato penalista, per formalizzare una denuncia querela ed avviare le procedure di sgombero. 

Puoi avvalerti dell’assistenza del nostro studio legale scrivendo a segreteria@studiolegalegricitesta.com o contattandoci al numero 3936392107.